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Concorso cane, amore, fantasia

La tribù del guinzaglio
Gioie, paure e manie della cinofilia negli anni Duemila

È una tribù che si riunisce. Si riconosce. Si interroga e cerca risposte su come continuare a seminare cultura cinofila e limitare così le degenerazioni che il rapporto uomo-cane continua a subire, generando danni e confusione; stress e animali infelici. È la “tribù del guinzaglio” che si è data appuntamento il 2 aprile scorso in occasione dell’omonima tavola rotonda organizzata a Rho dall’Associazione di Promozione Sociale “Festa del Cane Meticcio” di Seveso e dalla Scuola Cinofila Il Mio Cane Viridea.

Come una vera tribù, il confine fisico tra tavolo dei relatori e pubblico, proveniente da tutta la Lombardia e anche dal Piemonte, è presto svanito dando luogo a una discussione corale, vivace, dove “il mangiare pane e cani tutti i giorni” - come ha sottolineato Stefano Nicelli, presidente dell’Associazione “Festa del Cane Meticcio” - era evidente in ogni intervento. Segno che il “popolo dei cani” ha risposto all’appello, raccogliendosi idealmente al capezzale di una cinofilia che stenta ancora a maturare. Eppure... “negli ultimi anni la situazione è cambiata moltissimo”, ha evidenziato Eleonora Mentaschi, etologa e responsabile della Scuola Cinofila Il Mio Cane Viridea. “Quando ho iniziato, più di una decina di anni fa, andare ad esempio contro il collare a strozzo era una cosa inconcepibile. Ora invece cresce sempre di più un tipo di addestramento gentile che ad esempio privilegia strumenti meno rudi come la pettorina svedese”.

Se però il campo di addestramento rappresenta la prima linea dove gli errori umani con i cani emergono in tutta lo loro gravità (cani aggressivi, non educati, problematici ecc.) il problema nasce ovviamente più a monte. Da un’educazione che ad esempio potrebbe partire dalle scuole. “Mia madre – ha racconta la Mentaschi - insegna alle medie e si chiede sempre: perché non inserire due pagine di educazione cinofila nei libri scolastici?”. “Perché l’attuale sistema di editoria e burocrazia scolastica non lo consente” risponde Veronica Fresta, titolare del gruppo Editoriale Castel Negrino, specializzato in collane sugli animali. “Questi libri vengono scritti da accademici che perlopiù se ne restano chiusi nei loro studi. E si tratta di testi che devono riportare solo ciò che prevede il programma ministeriale. Per assurdo, quindi, quelle due pagine in più diventano grammi di carta stampata che vanno a pesare negli zaini dei ragazzi”.

Ancora a monte del problema è poi una comunicazione superficiale, se non proprio errata, come ha ricordato Mariavittoria Anzoletti Steinmann, presidente del Rhodesian Ridgeback Club Italia: “Mi è capitato che una cliente avesse un Rhodesian particolarmente attratto dall’acqua. Contattata da una giornalista, questo cane (africano, originariamente impiegato per la caccia al leone, ndr) si è trasformato nelle pagine della rivista in un perfetto “cane bagnino!”.

Da qui, dal prendere coscienza che troppe volte occorre proprio ripartire “dall’Abc” della cinofilia, nasce allora l’accorato appello di Nicelli: “Ognuno di noi deve diventare un apostolo della cinofilia responsabile, con i familiari, gli amici, i colleghi”. Occorre insomma partire dalla base, “capire realmente in che modo impara il cane”, come ha sottolineato Giovanni Bruzzichelli, educatore cinofilo. Ma forse, più di ogni altra cosa, comprendere che abbiamo di fronte un essere di una specie diversa dalla nostra e come tale da rispettare, prima ancora che da interpretare.

 
Organizzazione: Associazione "Festa del Cane Meticcio" - Seveso (MB)