
SE IL MOSTRO E’ IN CASA
di Stefano Nicelli
24 febbraio 2009 - Mentre scrivo queste righe, tutte le agenzie di stampa riportano il caso di Piombino (LI), dove un bambino di un anno è stato azzannato gravemente alla testa dall’American Staffordshire Terrier di casa. E solo pochi giorni fa, in provincia di Roma, un altro bambino era stato ammazzato dal suo Mastino Napoletano.
Confesso che, da giornalista cinofilo che si è sempre battuto in difesa delle idiozie dette e scritte sui cani, ora mi trovo in difficoltà a ripetere una pur sacrosanta verità: che non esistono razze pericolose ma solo singoli soggetti cresciuti male, problematici e aggressivi. Perché mi vedo la faccia dei genitori di queste povere vittime inveire, giustamente, di fronte a parole del genere e cedere, comprensibilmente, al pensiero che i cani siano veramente pericolosi e che veramente possano uccidere. Come è accaduto a loro.
Eppure, proprio da giornalista cinofilo, oggi più che mai sento l’obbligo di ribadire, con forza, questa verità. Perché tale è, anche se il sangue continua a scorrere e posso immaginare lo strazio provato dai familiari delle vittime. Oggi più che mai l’invito a non perdere la testa, a non creare ronde punitive contro i cani, di qualsiasi razza, superiori ai 15 chili, a non criminalizzare un’intera specie animale, diventa un’esigenza inderogabile e non procrastinabile a tempi più quieti.
Ma, fuori dai denti, diventa a questo punto un obbligo morale dire che sì, è vero, a volte il mostro è in casa e ha le sembianze di un paciuto molosso. Inutile nasconderselo, e le vittime dilaniate ne sono una testimonianza. Ma proprio fuori dai denti e al di fuori di ogni sdolcinatura, occorre anche ricordare che il cane è e resta un animale e nessun uomo al mondo potrà mai sapere cosa gli può passare per la testa. Per questo occorre sempre prestare attenzione. Per questo occorre fidarsi, certo, ma sempre al 98% e mantenere anche solo un 2% di attenzione, di prudenza.
Il fatto che il cane sia ormai diventato un membro della famiglia, in questi tempi ha spesso obnubilato la mente. Ha quasi creato un filtro per il quale l’animale diventa improvvisamente incapace di fare male ad una mosca. Ma non è così, e i recenti casi di cronaca ci insegnano che anche una sorella e una figlia possono straziarci con un coltello (vedi il delitto di Novi Ligure). Il legame di sangue o d’amore, insomma, non ci mette al riparo dalla morte.
Per questo, allora, il cuore non deve mai staccarsi dal cervello. Per questo non bisogna mai trattare il cane come un bambino a quattro zampe.
Se vogliamo fare un esempio, possiamo paragonare il cane ad un coltello: con esso possiamo tagliare una torta oppure uccidere. Dipende da chi ce l’ha in mano. Ma dipende anche dal fatto che, con il coltello in mano, possiamo anche cadere ed essere trafitti. Eppure il coltello non pensa. Il cane sì. E sono certo che in tutti i casi di aggressione, un pensiero – finanche terribile – ci sia stato in quelle teste canine improvvisamente oscurate.
Amo l’animale cane e continuerò ad amarlo. Ma proprio perché lo amo mi ricordo sempre che non è un umano, che non ragiona da umano, che non si comporta da umano. Ed io, che umano sono, sono chiamato a rispettarlo e a capirlo, almeno fin dove è possibile farlo. Oltre c’è solo una sana, saggia prudenza.