
I CANI NON SONO BAMBINI
di Stefano Nicelli
Ha fatto molto “rumore” la sentenza della III Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione che, in una sentenza del 5 giugno scorso, ha convenuto che “l’animale condotto al seguito o trasportato in autovettura richiede la stessa attenzione e diligenza che normalmente si usa verso un minore”, e per questo ha condannato un uomo per aver trascinato con l’automobile il suo cane rimasto impigliato con il guinzaglio nella portiera.
Subito i giornali hanno trovato “pane per la loro fame di notizie”, sfoderando titoli quasi scontati: I cani sono come i bambini.
No, mi dispiace. Non è vero. I cani non sono bambini, anche se spesso, anche ai cinofili più seri e rispettosi, capita di giocare con loro come se veramente fossero dei pargoli. Il fatto è che questo gioco, per loro, dura il tempo necessario a far divertire sia il cane che il padrone, ma poi si torna a trattare l’animale per quello che è: un essere vivente di specie diversa, con sensibilità, intelligenza, e modo di pensare e agire ben lontano dal nostro.
I cani non sono bambini, anche se spesso bisogna pensare a loro come se lo fossero; anche se l’averli in casa in maniera responsabile, comporta il più delle volte un impegno paragonabile a quello dell’avere un vero cucciolo d’uomo.
Attenzione dunque a trarre facili conclusioni. La Suprema Corte di Cassazione ha ragione nel dire che “l’animale... richiede la stessa attenzione e diligenza che normalmente si usa verso un minore”, ma non per questo dice che il cane pensa, agisce e soprattutto va trattato come un pupo.
Mi spiace per gli amanti dei ninnoli, dei bavaglini attaccati al collo dei nostri amici a quattro zampe; mi spiace anche per coloro che comprano “due etti di filetto di manzo magrissimo” dal macellaio, perché il loro bambolotto vivente non mangia altro. Il cane non è un bambino. Che dir si voglia...