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LA CONSAPEVOLEZZA DI UNA VITA AD OROLOGERIA
di Stefano Nicelli

Il 28 maggio 2009 dopo una lunga malattia, Chicco, il meticcio che ha ispirato il logo della nostra Festa, è morto. A lui, e a tutti gli amici a quattro zampe scomparsi, è dedicata questa breve riflessione.

L’aspetti. Perché l’unica cosa certa è che sai che prima o poi arriverà. Però non sai quando. Né come. Né dove. Addirittura neanche il perché. E stupidamente continui a chiedertelo: “Perché?”, non riuscendo ad accettare il fatto che ogni vita è a orologeria: prima o poi la lancetta dei secondi si ferma e lascia spazio alla morte.

L’intelligenza, la cultura, la filosofia... qualunque prodotto dell’ingegno umano e del dono divino ci dovrebbe suggerire che la morte non è uguale per tutti: la scomparsa di un pesciolino rosso dovrebbe in teoria essere meno grave, meno devastante della scomparsa di un figlio. Così la morte di un cane dovrebbe essere meno trucida della scomparsa di un genitore. Eppure...

Eppure l’eco profonda di smarrimento, di dolore, di senso di vuoto spesso non fa distinzione tra animale e umano, né sul grado di interazione che si è potuta creare con l’uno e l’altro. E a nulla serve sapere che prima o poi quella lancetta si fermerà. A nulla serve la palestra involontaria di preparazione al dolore rappresentata da una malattia, soprattutto se grave e senza scampo. No. Non serve a nulla. Semplicemente fa rimbombare lo scoccare di ogni secondo della vita ad orologeria. Semplicemente risucchia ogni goccia di vita, di ricordi e di amore e ne fa un concentrato che lecchi come la pappa reale che nostra madre ci dava all’inizio dell’inverno. La lecchi fino all’ultima molecola. Poi basta: buio o luce che sia il dopo, l’orologio si ferma. Stop. Capolinea.

Chicco è morto. Chicco era un cane. No, scusate: Chicco era il cane: un concentrato di furbizia, ironia, amore per la vita. Ma Chicco era un cane malato. Lo sapevo. Lo sapevamo tutti. Ma questo non ha giovato a nulla. Fino alla fine abbiamo leccato molecole di “pappa reale”, chi al suo fianco, chi semplicemente nel cuore perché la vita e il destino ti ha portato lontano da lui. Ora c’è solo il vuoto. Il cuore moncherino ed una cagna, che con lui viveva e il cui orologio anch’esso sta correndo verso lo stop, che lo cerca nel vento.

Il tempo è un gentiluomo, si usa dire. Copre con un velo le ferite. Non le cura. Le copre solo. Ma è già abbastanza. D’altra parte se vuoi vivere, questo è lo scotto da pagare: accettare di indossare un orologio a tempo e non sapere quando durerà la carica della molla: se 5 minuti, 15 anni o anche 100. Ed è lo scotto di chi decide di innamorarsi di un animale: sai che prima o poi produrrà dolore. Allora accetti il dolore che arriverà. Diversamente rifiuti a priori anche le tonnellate di amore, gioia e risate che potrà regalarti. Se accetti, accetti la vita; se rifiuti, rifiuti la vita.

Chicco è morto. Ma Chicco non è diverso da Fufi, Pallina, Thor, Fly, Scooby, Ettore... da qualunque animale il cui orologio si è fermato. Più o meno dolorosamente. Più o meno in fretta. Più o meno consapevolmente. E probabilmente il dolore, il senso di vuoto è lo stesso che ogni minuto, ogni giorno, ogni mese ed ogni anno si ripete in qualunque parte del mondo.

Eppure, accidenti, chissà perché non riusciamo proprio ad abituarci...

 
Organizzazione: Associazione "Festa del Cane Meticcio" - Seveso (MB)